Questo articolo spiega cosa sono i mondi possibili ed anche in che modo questo concetto possa essere utile a coloro che assistono le persone affette da demenza.
I mondi possibili
Che cos’è un mondo? Che cosa sono i mondi?
Un mondo è un insieme di oggetti, dotati di proprietà e di relazioni che li connettono gli uni con gli altri: proprietà e relazioni che obbediscono a regole e leggi proprie del mondo in questione. In virtù delle leggi proprie di ogni mondo, alcuni mondi sono accessibili da altri mondi, se le reciproche leggi sono compatibili, mentre sono inaccessibili se le rispettive leggi sono incompatibili. Quando un mondo A è accessibile da un mondo B, diciamo che, per B, A è un mondo possibile.
Una delle caratteristiche più importanti che differenzia l’ Homo Sapiens, non solo dagli animali ma anche dalle altri tipologie umane della preisoria (in particolare dai nostri predecessori più vicini come l’ Homo Neandertalensis) è proprio quella di essere in grado di immaginare altri mondi possibili. Le espressioni artistiche che accompagnagno la nostra storia (pittura, scultura, poesia e musica) ne sono la prova più evidente. E’ anche probabile che questa caratteristica abbia giocato una parte fondamentale nel favorire la nostra capacità di adattamento alle condizioni ambientali più dure permettendoci di diventare la specie dominante nel nostro pianeta.
Le parole ed i mondi possibili
La nozione di mondo possibile ha anche un solido fondamento intuitivo. Il pensare consiste, in larga misura, nel fare ipotesi, e il fare ipotesi implica la costruzione di mondi alternativi al nostro mondo attuale, di mondi del desiderio o dell’orrore in cui mettiamo le immagini di come il mondo potrebbe essere, indipendentemente da com’è. In particolare noi applichiamo la semantica dei mondi possibili agli enunciati che contengono verbi come “credere”, “sapere”, “dubitare”, “temere”, “sperare”. Sono verbi che, nella logica linguistica, introducono atteggiamenti proposizionali differenti che ci dicono l’orientamento del parlante nei confronti dei contenuti proposizionali, espressi dalla frase oggettiva che li completa. “Credo che il Milan passerà il turno alla Champions League”.
La semantica dei mondi possibili si applica anche ai condizionali contro-fattuali. “Se gli uomini nascessero senza orecchie, le fabbriche di cappelli fallirebbero.” “Se Venezia fosse al Polo Nord, le gondole avrebbero i pattini.” Questi enunciati si chiamano contro-fattuali perché l’uso del congiuntivo suggerisce che la situazione descritta nell’antecedente (gli uomini che nascono senza orecchie e Venezia costruita al Polo Nord) è contraria al modo in cui le cose stanno. È falsa nel mondo attuale. Chiunque asserisce una cosa del genere si sbaglia, dice il falso.
Ebbene, l’uso dei mondi possibili consente di evitare giudizi di valore e di verità: afferma infatti che la situazione presentata nell’antecedente, descrive uno stato di cose in mondi possibili, dove Venezia è al Polo Nord, dove tutti gli uomini nascono senza orecchie. Come vedete, ci siamo già immersi nei mondi possibili, anche se non abbiamo ancora definito che cosa sono precisamente, come tenteremo ora di fare.
Il fenomeno dei salti da un mondo attuale ad altri mondi possibili
Si tratta del fenomeno che chiameremo dei “salti da un mondo a un altro mondo”, più precisamente dei “salti dal mondo attuale a un mondo possibile, o a più di un mondo possibile, a più mondi possibili”.
Un esempio di salto dal mondo attuale ai mondi possibili
Vediamo, intanto, ascoltiamo piuttosto, la trascrizione di alcuni turni verbali di una conversazione raccolta da Emanuela (psicologa) con Carlotta, il 5 marzo 2001, una paziente di oltre settant’anni, ospite di una residenza protetta, con diagnosi di probabile malattia di Alzheimer.
[…] 6. CARLOTTA: Preferito perché ho fatto tre gare e tre le ho vinte.
7. EMANUELA: Ha vinto tre gare.
7. CARLOTTA: Tre gare con il valzer.
8. EMANUELA: Il valzer quello, le piace il valzer viennese.
8. CARLOTTA: Quello lì normale che fanno, allora facevano le gare. Ci mettevamo là tutti in fila e man mano che toccava andava avanti sempre il primo e via e via e via, e poi arriviamo alle votazioni , io ero lì che tremavo.
9. EMANUELA: Chissà che emozione.
9. CARLOTTA: Ero emozionata sì, perché dicevo: “Mah, chissà se ci sarò dentro”, o seconda o terza, ho detto: “Penso di esserci”, e invece (batte le mani) la prima.
10. EMANUELA: E ha vinto qualcosa di bello?
10. CARLOTTA: Sì, mi hanno dato cinquantamila lire.
11. EMANUELA: Madonna mia.
11. CARLOTTA: Mi hanno dato cinquantamila lire, poi c’erano tre bottiglie, una di liquore e due di vino bianco e uno nero, poi c’era il panettone, e poi cosa c’era? Non mi ricordo neanche più. Insomma, è stata una bella serata, bellissima proprio, i miei figli m’han fatto gli onori, eh.
12. EMANUELA: Quindi una bellissima serata, un bellissimo premio.
12. CARLOTTA: Davvero e i miei figli tutti che mi lodavano proprio perché loro che eran più giovani non sono riusciti a fare quello che ho fatto io
L’apertura al mondo possibile consente il va e vieni dal mondo di una volta, circonfuso dalla luce incerta di un frammento di un ricordo, dove Carlotta ballava il valzer e vinceva premi, al tempo della sera precedente, dove Carlotta ha continuato a ballare il valzer e a vincere premi, sfidando l’invidia dei figli grandi, uscendo così, a tratti, dalla contingenza del mondo attuale di una signora un po’ in là con gli anni che vive nel silenzio e nell’ovatta di una tra le tante serate sempre uguali in una residenza per anziani. Emanuela segue la sua interlocutrice nel mondo possibile aperto da Carlotta, condividendo il piacere da questa mostrato nella conversazione attuale.
Perché il concetto di mondi possibili è importante per i caregiver delle persone affette da demenza.
Molti anni fa mentre cercavo di spiegare ad un gruppo di parenti in che modo possiamo utilizzare il concetto di mondi possibili con le persone affette da demenza una signora mi ha chiesto: “Ma allora dobbiamo dare loro sempre ragione come si fa con i matti?”. No, signora, non è questo che noi dobbiamo fare. Noi dobbiamo solo accettare quello che i malati sono ora. Il salto nei mondi possibili ci permette di stare vicino a loro “dove sono in questo momento” rispettando, anche nelle situazioni più drammatiche, la loro dignità di persona e valorizzando le abilità che hanno mantenuto.
E’ difficile andare nel mondo possibile di una persona affetta da demenza?
Dare ragione ai matti è la cosa più facile. Stare insieme ad una persona che ci è cara nel suo mondo possibile è molto difficile. E’ una cosa praticamente impossibile per un tempo lungo. Le conversazioni registrate durano in media 15/20 minuti. La necessità che noi abbiamo di sperare in mondi migliori è pari al terrore che abbiamo di non essere capaci di tornare indietro e di non essere perfettamente preparati per affrontare il mondo reale.
La paura
La persona affetta da Alzheimer che io guardo mi riempie di orrore perché quello sono io, adesso, non fra sei mesi o cinque anni; perché la persona che mi guarda senza riconoscermi è un possibile me, un io che non riconosce il suo me, un me che nemmeno scorge il suo io.
Alcuni consigli per conversare con le persone affette da demenza:
1. Non fare domande
2. Non correggere
3. Non interrompere, non completare le frasi
4. Ascoltare, rispettare il silenzio e la lentezza
5. Accompagnare con le parole, senza ingannare e senza giudicare:
o restituire il motivo narrativo
o fare eco
o cercare il Punto d’Incontro Felice
o partecipare parlando anche di sé
6. Rispondere alle domande
7. Comunicare anche con i gesti e il tono della voce
8. Riconoscere le emozioni (individuarle, denominarle, accettarle, legittimarle)
9. Rispondere alle richieste, accettare la contrattazione, prendere in seria
considerazione le scelte
10.Accettare che faccia quello che fa, così come lo fa
11.Accettare la malattia e le sue stranezze, riconoscere di aver bisogno di aiuto e lasciarsi aiutare
I mondi possibili
“Invitato da Giove a far visita alla figlia Pallade, il gran sacerdoteTeodoro fa il viaggio ad Atene. Gli si comanda di dormire nel tempio della dea. Sognando, si trova trasportato in un paese sconosciuto. V’era là un palazzo d’inconcepibile splendore e di grandezza immensa. La dea Pallade appare alla porta, circondata dai raggi di una maestà abbagliante, così grande e come sogliono vederla i celesti. La dea tocca il volto di Teodoro con un ramo d’olivo che tiene in mano: ed eccolo divenuto capace di sostenere i divini splendori della figlia di Giove, e di tutto ciò ch’ella deve mostrare. Giove, che ti ama, gli dice Pallade, ti ha raccomandato a me perché tu fossi istruito. Vedi qui il palazzo dei destini, di cui sono custode. Vi si trova rappresentato non soltanto ciò che avviene, ma anche tutto ciò che è possibile. E Giove, avendone fatto la rassegna prima che il mondo cominciasse a esistere, ordinò le possibilità in mondi, e scelse il migliore di tutti … Questi mondi sono tutti qui, vale a dire, in idea. Te ne mostrerò alcuni in cui troverai non già il medesimo Sesto che hai visto (questo non è possibile: egli porta sempre con sé ciò che sarà), ma Sesti che gli si avvicinano. Essi avranno tutto ciò che tu conosci già del vero Sesto, ma non tutto ciò che è già in lui, senza che egli se ne accorga; e neppure, di conseguenza, tutto ciò che gli dovrà in seguito accadere. Tu troverai, in un mondo, un Sesto molto felice e molto educato; in un altro, un Sesto contento della propria condizione mediocre; e Sesti di ogni genere, in un’infinità di modi. A questo punto la dea conduce Teodoro in uno degli appartamenti. Quando vi giunge, questo non è più un appartamento ma un mondo … Gli appartamenti erano disposti a piramide: a mano a mano che si saliva verso il vertice, diventavano sempre più belli e rappresentavano mondi migliori. La piramide aveva un vertice, ma non aveva basi: andava crescendo all’infinito. E questo perché, spiega la dea, tra un’infinità di mondi possibili vi è il migliore di tutti, altrimenti Dio non si sarebbe determinato a crearne neppure uno; ma non ve n’è nessuno che non ne abbia altri, meno perfetti, al di sotto di sé. Per questo la piramide scende sempre, all’infinito”
Questo articolo è stato scritto a partire dalle idee e con citazioni dai seguenti articoli dello psicoanalista conversazionalista Gianpaolo Lai:
http://www.psychomedia.it/cpat/articoli/37-lai.htm
Potete trovare ulteriori informazioni su questo argomento sul sito del Gruppo Anchise e nei libri del collega Pietro Vigorelli:
Luigi Giovanni Manfredi
