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Mantenere la Salute del Cervello: Strategie e Benefici

  Federica Albini1,2 & Luigi Manfredi1

1 IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Neurology Unit, SAN PIO X, Milano, Italy

2 Neuropsychological Service, Department of Neurology, Desio Hospital, ASST Brianza, 20900 Monza, Italy

Correspondence: Federica Albini, mail: federica.albini@humanitas.sanpiox.it

  1. IL CONCETTO DI BRAIN HEALTH

Capita a tutti, prima o poi, di dimenticare dove abbiamo parcheggiato l’auto o di “saltare” un appuntamento importante.  Con il passare degli anni succede sempre più spesso di non ricordare i nomi delle persone che conosciamo oppure di ricordare le cose in maniera meno precisa ed efficiente.

Questo tipo di inconvenienti possono rappresentare soltanto un motivo di irritazione per i giovani ma nelle persone più anziane in cui cresce la preoccupazione di perdere la capacità di ragionare in modo lucido. diventano sorgente di ansia.

Come possiamo fare per conservare la salute e l’efficienza del nostro cervello?

La salute del cervello o “Brain Health” nella letteratura scientifica è intesa come:   ‘’lo stato del funzionamento del cervello negli ambiti cognitivi, sensoriali, socio-emotivi, comportamentali e motori, che consente a una persona di realizzare il proprio pieno potenziale nel corso della vita, indipendentemente dalla presenza o assenza di disturbi’’ (OMS, 2022).

Il concetto di Brain Health è in continua evoluzione ed in rapida espansione. Negli ultimi anni questo concetto di mantenere il cervello in salute è diventato centrale non solo per il sistema sanitario ma anche nella società in generale.  Nel 2022 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un position paper all’interno del quale sono specificate le linee guida per l’ottimizzazione della Brain Health lungo l’intero corso della vita.

Le malattie del cervello sono infatti molto comuni e sono in continuo aumento, possono essere malattie psichiatriche, come la depressione, l’ansia, malattia da stress post-traumatico; oppure malattie neurologiche, come l’emicrania, la malattia di Alzheimer o la malattia di Parkinson.

Queste malattie possono aumentare il rischio di disabilità psichica e fisica in particolare nelle persone anziane. La diagnosi e l’intervento precoci sono fondamentali per aumentare l’aspettativa di vita e per migliorare la qualità della vita nelle persone anziane.

Una buona salute del cervello significa però molto più che la semplice assenza di malattie; include anche il buon funzionamento cognitivo generale, uno stato di benessere in cui gli individui si sentono in grado di affrontare il normale stress della vita, realizzare le proprie capacità, lavorare in modo produttivo e contribuire al progresso della loro comunità.

Questa definizione suggerisce che tutti dovrebbero avere un cervello in salute e dovrebbero intraprendere azioni per mantenerlo in salute, come garantire stili di vita sani (sonno regolare, attività fisica, alimentazione sana, ecc.) ed esercitare il cervello stesso (ad esempio imparando una nuova lingua o facendo nuove esperienze).

Questa ricerca di mantenere il cervello in uno stato di salute dovrebbe iniziare idealmente alla nascita e continuare lungo tutto l’arco della vita. Secondo l’OMS migliorare la salute del cervello migliora anche la salute fisica e creando maggiore comunicazione aumenta il benessere anche economico di tutti e aiuta a rendere migliore i singoli individui e la società.

Una delle più importanti e recenti scoperte in neurologia è che il nostro cervello è “plastico” è quindi in grado di crescere, creare nuove connessioni e recuperare o compensare le eventuali lesioni anche in età adulta.  Quindi noi possiamo migliorare la salute del nostro cervello per tutta la nostra vita riducendo al minimo i fattori di rischio e migliorando la protezione di fattori che promuovono la plasticità dei neuroni cerebrali.

In pratica per mantenere il cervello in salute dobbiamo: curare la nostra salute fisica, continuare a studiare cose nuove, mantenere dei rapporti sociali ed evitare l’isolamento, ed in ultima battuta anche vivere in un ambiente sano e cioè avere una sicurezza economica per accedere ad esempio a servizi di qualità (vedi per esempio l’emarginazione sociale come fattore di rischio di donno cerebrale).

2. BRAIN HEALTH E DECLINO COGNITIVO

Sempre più spesso si presentano nei nostri ambulatori persone che sono semplicemente preoccupate perché iniziano a notare una riduzione delle loro abilità cognitive. Possono lamentare una riduzione delle capacità di concentrazione oppure un peggioramento delle performances lavorative. In altre occasioni sono i parenti che riferiscono la comparsa di difficoltà nel ricordare i nomi delle persone o comunque i fatti recenti. Queste persone sono stati fino ad oggi diagnosticati come affetti da “declino cognitivo soggettivo” o “invecchiamento fisiologico”.

Abbiamo anche avuto poco da offrire a queste persone oltre alla rassicurazione sul loro attuale stato cognitivo e raccomandazioni su stili di vita sani, ma ciò che questa popolazione chiede veramente è una stima del rischio di demenza oltre i ben noti stili di vita sani, un supporto per ridurre il rischio di sviluppare deterioramento cognitivo e demenza e talvolta dei trattamenti di stimolazione delle loro abilità cognitive.

Un’ altra delle scoperte più importanti degli ultimi anni è rappresentata dalla dimostrazione che il processo neurodegenerativo alla base di questa malattie inizia molti anni (anche decenni) prima della comparsa dei sintomi clinici (come i disturbi delle memoria o di altre funzioni cognitive) e che spesso, durante questa lunga fase possono essere presenti solo come sintomi soggettivi (cioè riferiti solo dal paziente o dai suoi famigliari ma non evidenziabili con i test neuropsicologici).

Un intervento efficace per ritardare o prevenire il declino cognitivo patologico può essere più significativo in queste fasi della malattia in cui il funzionamento cognitivo è ancora relativamente preservato.

Gli interventi da effettuare sono interventi di Brain Health, interdisciplinari con un approccio olistico centrato sulla persona focalizzato sulla promozione, prevenzione, trattamento, cura e riabilitazione e sul coinvolgimento attivo delle persone con esperienza vissuta, delle loro famiglie e dei caregiver. Questi interventi includono combinazioni variabili di attività fisica, educazione alimentare, stimolazione cognitiva, socializzazione e fattori di rischio vascolari. Esistono differenti livelli di intervento che vanno dai semplici consigli a interventi strutturati proposti in ambiti di trial clinici.

3. Il PERCORSO

La nostra idea è quella di fornire una proposta di medicina personalizzata che sia in grado di promuovere un percorso individuale mirato a mantenere una buona salute cognitiva. L’identificazione precoce di eventuali deficit cognitivi è il primo passo in questo processo. 

Humanitas Medical Care Murat propone quindi un percorso multidisciplinare personalizzato con tre obbiettivi principali: 1) individuazione del rischio di sviluppare malattie che possano ridurre l’efficienza cognitiva  2) determinazione di percorsi terapeutici specifici per la prevenzione personalizzata del declino cognitivo 3) Interventi per il potenziamento cognitivo che tengano conto della unicità delle proprietà del cervello di ogni paziente

  1. Individuazione dei fattori di rischio

I fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di sviluppare malattia neurologiche degenerative sono molteplici: Familiarità per demenza, Diabete, Ipertensione arteriosa, Ipercolesterolemia, Obesità, Fumo, Isolamento sociale, traumi cranici importanti, Inquinamento atmosferico.

Il percorso Brain Health offre una serie completa di valutazioni e test avanzati che inizia con una visita neurologica e con la raccolta di un’accurata anamnesi, proseguendo successivamente con l’esecuzione di altre visite specialistiche e diversi esami strumentali:

Valutazione neuropsicologica

Esami ematochimici

Visita cardiologica

Visita internistica

Visita fisiatrica

Risonanza Magnetica all’encefalo

OCT

Ecocolordoppler TSA

Elettroencefalogramma

  • Interventi per la prevenzione personalizzata del declino cognitivo

Questi interventi includono il mantenere una costante interesse ad imparare cose nuove; trattare o ridurre l’ipertensione e obesità nella mezza età; affrontare la perdita dell’udito; e ridurre il fumo, curare la depressione, contrastare l’inattività fisica, ridurre l’isolamento sociale e curare il diabete in tarda età.

  • Interventi per il potenziamento cognitivo

L’evidenza in persone ad alto rischio di demenza mostra che interventi simultanei multi-dominio su cognizione (ad esempio con giochi computerizzati), forma fisica (ad esempio con forza muscolare ed esercizio aerobico), nutrizione (ad esempio con educazione alimentare o integrazione) e fattori di rischio vascolare (ad esempio con uno stretto controllo della pressione arteriosa e del diabete) condotti per un periodo sufficientemente lungo (ad esempio 2 anni) possono rallentare il declino cognitivo associato all’età.

4. CONCLUSIONI

La ricerca e la cura della salute del nostro cervello è una scienza dinamica in continua evoluzione. I dati sulle ricerche disponibili ad oggi hanno mostrato che il percorso di Brain Health è un promettente fattore prognostico positivo per invecchiare felicemente ed è anche un fattore protettivo per lo sviluppo di patologie neurodegenerative.

  1. World health Organization – Brain health – https://www.who.int/health-topics/brain-health#tab=tab_1

5. BIBLIOGRAFIA

  • Cervello e neuroplasticità, come ristrutturare i collegamenti neurali alla base di comportamenti disfunzionali di Stefano Lasaponara – 7 giugno 2024 – Il Sole 24 Ore Sanità24

https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2024-06-07/cervello-e-neuroplasticita-come-ristrutturare-collegamenti-neurali-base-comportamenti-disfunzionali-152746.php?uuid=AFerOsoB

  • Neurologia: One Brain, One Health, la strategia italiana per la salute del cervello

Medico & Paziente – 13 marzo 2024 – alessandro visca

https://medicoepaziente.it/2024/neurologia-one-brain-one-health-la-strategia-italiana-per-la-salute-del-cervello/#:~:text=Salute%20del%20cervello%20non%20vuole,vista%20cognitivo%2C%20avere%20relazioni%20sociali.

  • Settimana del cervello: Sin lancia il manifesto “One Brain, One Health” e la strategia nazionale 2024-2031 – Il Sole 24 Ore Sanità24 – 12 marzo 2024

https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2024-03-12/settimana-cervello-sin-lancia-manifesto-one-brain-one-health-e-strategia-nazionale-2024-2031-154940.php?uuid=AF1SAE0

  • How to keep the brain healthy  The Economist – Sep 22nd 2022

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I diversi sistemi di memoria

La memoria è attualmente considerata come un insieme di abilità mentali che dipendono da differenti sistemi all’ interno del cervello. Le principali forma di memoria che hanno anche una importanza clinica sono: la memoria episodica, la memoria semantica, la memoria procedurale e la memoria di lavoro (working memory). Un sistema di memoria è una modalità con cui il cervello processa delle informazioni che diventeranno disponibili per essere usate in seguito. Sistemi di memoria differenti dipendono da differenti strutture anatomiche cerebrali.  Alcuni sistemi sono associati con una conoscenza cosciente cioè la capacità di acquisire e poi rievocare consapevolmente informazioni che viene chiamata memoria esplicita o dichiarativa. Invece l’acquisizione di informazioni al di fuori della coscienza prende il nome di memoria implicita (o non dichiarativa) e fa riferimento ad abilità motorie come danzare, praticare uno sport, suonare uno strumento musicale o semplicemente guidare l’auto che, pur apprese coscientemente e con esercizio ripetuto, sono effettuate in modo automatico.

Una suddivisione della memoria:
  • Memoria semantica (reti semantiche e lessicali): è la memoria di concetti, nozioni, ecc.
  • Memoria episodica: è la memoria di fatti, azioni, ecc.
  • Memoria procedurale: è la memoria di come si fanno le cose.
  • Memoria di lavoro: è la memoria di ciò che abbiamo bisogno di ricordare solo per pochi secondi o minuti
  • Si distingue anche tra:
  • Memoria esplicita: si sa di ricordare.
  • Memoria implicita: si ricorda senza averne la consapevolezza.

La memoria esplicita o dichiarativa comprende la memoria dei fatti (o semantica) e degli eventi (o episodica). La prima si riferisce a conoscenze generali, condivise da vasti gruppi di persone e sostanzialmente corrisponde quindi alle nostre conoscenze “enciclopediche”, la seconda è invece fortemente legata al contesto (chi, dove, come, quando), ha una forte componente di soggettività e trova la sua espressione più tipica nella memoria autobiografica. E’ importante notare che mentre la memoria semantica può essere espressa attraverso affermazioni, nomi, definizioni o brevi frasi, la memoria episodica possiede intrinsecamente una componente sostanzialmente narrativa, spesso con al centro il sé. Tale distinzione – presenza o meno di una componente narrativa – è secondo alcuni la caratteristica principale che differenzia memoria episodica e memoria semantica

La memoria episodica

La memoria episodica si riferisce ad un sistema di memoria esplicito usato per rievocare le esperienze personali come per esempio una breve storia di un episodio realmente avvenuto oppure quello che avete mangiato ieri sera a cena o quello che avete fatto in occasione del vostro ultimo compleanno. La memoria episodica si riferisce quindi ad un sistema esplicito usato per rievocare esperienze personali ed è stata definita in relazione allo studio dei disturbi della memoria della persone che presentavano amnesie in seguito ad una lesione ischemica cerebrale (dopo un ictus) del sistema libico. Tuttavia molti studi hanno dimostrato che il sistema della memoria episodica include anche i lobi frontali che sarebbero responsabili dell’ acquisizione e catalogazione delle informazioni piuttosto che del loro registrazione. Le differenze tra i deficit di memoria episodica che avvengono a causa di una danno del sistema limbico e quelle che avvengono per un danno ai lobi frontali possono essere spiegate con questa semplice analogia. I lobi frontali sono analoghi ad un “commesso che va a prendere i file” del sistema di memoria episodica mentre il sistema libico è “il magazzino dei file di memoria recente” ed altre regioni corticali sono “il magazzino dei file di memoria remota”. Pertanto se il lobo frontale è danneggiato può essere difficile ma non impossibile ricevere informazioni memorizzate e memorizzarne delle nuove. Tuttavia queste informazioni possono essere distorte provenendo da un da un magazzino sbagliato. Se invece il sistema libico è alterato in una sua parte sarà impossibile memorizzare le informazioni recenti mentre le informazioni più antiche che sono state consolidate per un periodo di mesi o di anni e sono memorizzate nelle altre aree corticali saranno disponibili anche in caso di lesione del sistema libico. Ad esempio sia i pazienti affetti da depressione che quelli affetti da malattia di Alzheimer possono presentare una alterazione della memoria episodica ma i primi hanno solo una alterazione transitoria a livello dell’ “commesso che va a prendere i file” mentre i secondi hanno una alterazione permanente del magazzino della memoria recente. I disturbi della memoria episodica possono essere transitori come quelli attribuibili ai traumi cranici oppure che seguono ad un episodio convulsivo epilettico oppure possono essere persistenti come quelli che compaiono in seguito a un evento ipossico ischemico cerebrale oppure ad un intervento neurochirurgico o ad una encefalite. In questi casi dopo un inizio con dei disturbi importanti delle memoria questi tendono gradualmente a migliorare. Invece nelle malattie neurologiche degenerative compresa la malattia di Alzheimer i disturbi della memoria episodica iniziano insidiosamente e gradualmente aumentano.

La memoria semantica

La memoria semantica si riferisce al nostro magazzino generale dei concetti e delle informazioni come ad esempio il colore di un leone oppure chi ha scoperto l’ America. L’ esistenza di uno specifico sistema di memoria è dimostrata dal fatto che questo tipo di memoria è completamente risparmiata nei pazienti che presentano una grave disfunzione della memoria episodica in relazioni a lesioni del sistema libico.

Poiché la memoria semantica include tutte le conoscenze del mondo che non sono in relazione con il ricordo di episodi di vita specifici si può pensare che essa posa risiedere in differenti regioni della corteccia cerebrale. Esistono infatti delle prove che le immagini visive sono memorizzate in una area associativa vicina alla corteccia occipitale (dove arrivano tutte le informazioni visive). Tuttavia molte delle informazioni relative alla memoria semantica sono in relazione all’ area inferolaterale dei lobi cerebrali.

La malattia di Alzheimer è la malattia più comune che distrugge la memoria semantica. In questa malattia la memoria episodica e quella semantica si riducono indipendentemente ed in tempi diversi. Anche in questi casi vi possono essere altre patologie che causano una alterazione della memoria semantica come traumi cranici, lesioni neurochirurgiche encefaliti, tumori etc.

La memoria procedurale

La memoria procedurale si riferisce alla capacità di imparare comportamenti o abilità cognitive ed algoritmi che sono usati in un modo automatico ed inconscio. La memoria procedurale è una memoria non dichiarativa ma può essere sia esplicita come imparare a guidare una macchina e implicita come imparare un numero telefonico senza uno sforzo cosciente. La distruzione del sistema di memoria procedurale quando i pazienti dimostrano sia la perdita di abilità che avevano imparato oppure una sostanziale incapacità di imparare nuove tecniche. Per esempio un paziente può perdere la capacità di eseguire movimenti fini come scrivere, suonare uno strumento musicale oppure giocare a golf.

Le aree cerebrali che sono coinvolte nella memoria procedurale sono completamente diverse da quelle che sono coinvolte nella memoria semantico ed episodica e si riferiscono alla regione dei gangli della base cranica dell’ area supplementare motoria ed al cervelletto. Poichè  il processo patologico nelle prime fasi della malattia di Alzheimer colpisce le strutture libiche risparmiando i gangli della base ed il cervelletto i pazienti presentano deficit di memoria episodica ma una normale capacità di acquisire e mantenere le abilità procedurali mentre invece la malattia di Parkinson è la patologia che colpisce più frequentemente la memoria procedurale.

La memoria di lavoro

La memoria di lavoro è una combinazione di quello che si intende tradizionalmente con attenzione, concentrazione e memoria a breve termine. E’ in relazione con la capacità di manipolare e mantenere le informazioni che si devono “tenere in mente”. Poichè ciò richiede una partecipazione attiva e cosciente la memoria di lavoro è una memoria esplicita e dichiarativa. La memoria di lavoro viene tradizionalmente divisa tra le componenti che memorizzano le informazioni verbali (ricordare un numero telefonico) oppure informazioni spaziali (seguire mentalmente una strada) ed un sistema esecutivo che gestisce le risorse dell’ attenzione.

Una alterazione della memoria di lavoro può presentarsi in diversi modi. Più comunemente il paziente inizia a presentare una incapacità alla concentrazione ed all’ attenzione. Si possono quindi verificare difficoltà nell’ eseguire nuovi compiti che coinvolgano istruzioni con diversi compiti motori

Numerosi lavori hanno dimostrato che la memoria di lavoro usa una rete neuronale sottocorticale che dipende dal compito specifico. Tuttavia praticamente qualsiasi compito che coinvolge la memoria di lavoro richiede la partecipazione del lobo prefrontale ed anche le aree visive associative posteriori. Inoltre più complessi sono i compiti che richiedono la partecipazione della memoria di lavoro tanto più estese e bilaterali sono le arre cerebrali coinvolte.

Pazienti affetti da malattia di Alzheimer, morbo di Parkinson, malattia di Huntington, demenza con corpi di Lewy e la paralisi sopranucleare progressiva possono deteriorare la memoria di lavoro. Inoltre tutte le malattie che colpiscono i lobi frontale (ictus, tumori traumi cranici, sclerosi multipla etc) possono interferire con la memoria di lavoro.

Conclusioni:

Tradizionalmente la memoria è sempre stata considerata come un concetto unico e semplice. In realtà l’ utilizzo di differenti metodiche di indagine ha consentito di dimostrare che la memoria è composta da sistemi distinti e separati. Una particolare malattia (come ad esempio la malattia di Alzheimer) può compromettere più di un sistema di memoria. L’ ulteriore comprensione dei sistemi della memoria potrà aiutare i medici nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti con questo tipo di problemi

Conclusioni

Comunque in tutti i casi di alterazione della memoria deve essere raccolta una storia dettagliata del paziente. La raccolta di informazioni molto accurate da coloro che si occupano di lui (parenti, badanti amici etc.) è di solito un momento indispensabile per arrivare alla diagnosi. Il paziente non sarà in grado di riferire importanti aspetti della sua storia. Deve inoltre essere ricercata la presenza di altri disturbi cognitivi (attenzione, linguaggio, abilità visuospaziali etc). E’ necessario anche eseguire una visita neurologia con lo scopo di cercare i segni di lesioni neurologiche focali oppure di malattie degenerative e bisogna completare gli accertamenti eseguendo una valutazione neuropsicologica formale in cui saranno eseguiti una serie di test specifici.

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I meccanismi della memoria

Prima o poi tutti ci dimentichiamo dove abbiamo parcheggiato l’auto o di avere un appuntamento importante. Questo tipo di inconvenienti possono rappresentare soltanto un motivo di irritazione per i giovani ma negli individui più anziani spesso sono sorgente di ansia. Infatti la preoccupazione maggiore degli anziani è quella di perdere la capacità di ragionare in modo lucido.

Questa loro preoccupazione è quanto mai comprensibile. L’esordio sintomatico della malattia di Alzheimer è a carattere “insidioso”: i primi sintomi sono molto lievi, in genere collegati a minime modificazioni del carattere e appunto a disturbi della memoria. Questi sintomi sono difficili da riconoscere e da distinguere dalle normali disattenzioni di una persona anziana sana. Anche nel momento in cui si riconosce il carattere patologico di alcuni comportamenti non è semplice arrivare a una diagnosi sicura, in quanto alcuni sintomi sono comuni ad altre patologie. La difficoltà nel trovare la parola giusta può riflettere un disturbo del linguaggio oppure una mancanza di attenzione collegata ad una forma di depressione (specialmente se è il paziente stesso a riferire questo disturbo piuttosto che un membro della famiglia). Il deficit isolato della memoria non è comunque sufficiente per diagnosticare una demenza degenerativa. Infatti la demenza è generalmente definita come il progressivo declino di due o più funzioni cerebrali (parole, comprensione etc) sufficientemente grave da interferire con la capacità di relazionarsi alle necessità della vita quotidiana.

Quindi non c’è ragione di preoccuparsi se qualche volta ci si dimentica dove abbiamo lasciato le chiavi o gli occhiali: la maggioranza delle persone non vengono colpite dall’Alzheimer. Con tutto questo, al di sopra dei 60 è facile avere di questi lapsus momentanei e perdere un po’ la fluidità, vale a dire la rapidità del ragionamento e dell’elaborare efficientemente informazioni di tutti i generi. Il risultato di questo è un allungamento del tempo necessario per digerire materiale nuovo, quale, per esempio, nomi nuovi o informazioni un po’ complicate. A parte questo è più facile perdere il filo del discorso quando si viene distratti ed è più difficile fare più di una cosa alla volta, cosa che rende difficile agli anziani spiegarsi come gli adolescenti possono prepararsi a un esame e guardare la televisione o ascoltare musica allo stesso tempo.

I meccanismi della memoria

D’ altra parte la nostra organizzazione del lavoro pretende un continuo aggiornamento per utilizzare al meglio tecnologie computerizzate che rendono necessario un utilizzo sempre più sofisticato della memoria. Inoltre il continuo aumento della popolazione anziana che presenta problemi di memoria determina la necessità di comprendere meglio che cosa sia in realtà la memoria. Molte sono infatti le condizioni che possono interferire con le funzioni mnesiche.

Dobbiamo prima di tutto cercare di spiegare come viene oggi rappresentato il complesso processo, in gran parte ancora misterioso, che chiamiamo memorizzazione. Ci sono tanti modi per definire la memoria, anzi i diversi tipi di memoria: una definizione generale può essere quella secondo cui la memoria è  la capacità del nostro cervello di registrare informazioni che lasciano una traccia più o meno duratura e di recuperarle. Questa traccia implica modifiche che alterano il nostro modo di agire e pensare in modo conscio o inconscio. L’encefalo, in conclusione, non memorizza i dati come fossero una fotografia, ma attraverso associazioni. Ogni informazione è ripartita attraverso un intero complesso di cellule  della memoria. Se si richiama alla memoria un dato è sufficiente presentare una piccola parte del modello (una associazione) e l’intero modello viene ricostruito. Si è constatato che se parti dell’encefalo vengono distrutte da un ictus, non vengono cancellate informazioni specifiche memorizzate. Non esistono cioè delle zone dove vengono memorizzati singoli dati, come in un disco fisso di un computer ma è l’ intero cervello che viene attivato nel processo di memorizzazione.

La “memoria sensitiva” trattiene per pochi attimi le informazioni che provengono dagli organi di senso, scartandone il 75%. Del rimanente 25% solo meno dell’ 1% viene selezionato nell’area del linguaggio e immagazzinato nella “memoria primaria“, (memoria a breve termine), il deposito più limitato dell’encefalo.
L’encefalo è in grado di astrarre impressioni figurate, verbalizzare quanto appreso e associarlo con informazioni precedenti. Maggiori sono le possibili associazioni e più è facile che quanto appreso sia ricordato per tempi più lunghi. Le informazioni sono trattenute nella memoria primaria per un periodo variabile tra pochi secondi e alcuni minuti. La trasmissione di un’informazione della memoria primaria a quella secondaria è un processo delicato.

La memoria può essere di breve durata o permanere per anni e anni: la memoria a breve termine, o memoria di lavoro, è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. La memoria a lungo termine si basa su modifiche durature delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che si trova ad assumere una nuova conformazione. In questo modo le memorie a breve termine vengono consolidate in memorie permanenti, memorie in cui le esperienze vengono codificate in modo duraturo.

In condizioni normali la memoria di lavoro decade rapidamente e in genere, se non si tratta di un’esperienza significativa, essa non si trasforma in memoria a lungo termine, cioè non viene consolidata. Se invece l’esperienza è significativa o ci riproponiamo di memorizzarla nella nostra mente (ad esempio un nuovo numero telefonico) essa va incontro al cosiddetto consolidamento. Il consolidamento della memoria può essere turbato da esperienze che si verificano dopo l’esperienza originaria: questo tipo di interferenza si chiama interferenza retroattiva. Immaginiamo ad esempio di mostrare a una persona un cartoncino su cui siano scritte le lettere SLT è di chiederle di ricordare le tre lettere a distanza di tempo, ad esempio dopo 3 oppure 6, 9, 12 o 15 secondi dalla loro presentazione: nell’intervallo questa persona deve contare alla rovescia per due (20,18,16,14 ecc.). In questo modo si ottiene una curva di oblio che dipende dall’interferenza retroattiva: il ricordo diminuisce man mano che aumenta l’intervallo di tempo tra la presentazione delle 3 lettere (o di qualsiasi altro materiale) e la rievocazione.

Proprio questa suddivisione generale del processo di memorizzazione in memoria a breve termine e memoria a lungo termina ha consentito lo sviluppo in questi ultimi anni di una conoscenza più specifica e di una migliore classificazione. Questi cambiamenti risultano dagli studi di pazienti con lesioni cerebrali focali, da esperimenti sugli animali dall’ utilizzo di nuove tecnologie come la tomografia ad emissione di positroni, la risonanza magnetica funzionale ed i potenziali cognitivi evento correlati.

Luigi Giovanni Manfredi

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Temere i problemi di memoria

La memoria è un processo complesso che chiama in gioco numerose strutture cerebrali. La vecchiaia, una malattia o un trauma possono comprometterne il funzionamento

È normale dimenticare le cose?

La dimenticanza è un normale processo di selezione delle informazioni. Non c’è bisogno di conservare dati inutili.
Può tuttavia accadere che questo meccanismo s’inceppi a causa di uno specifico fenomeno. Ecco quindi il vuoto di memoria. Si tratta di uno stato confusionale che può essere provocato da una carenza di sonno, da un sovraffaticamento, da un consumo eccessivo di alcol, stupefacenti (droghe) o di alcuni farmaci.
Viceversa, laddove la dimenticanza sia selettiva (periodo preciso) o interessi una specifica funzione (linguaggio), allora potrebbe trattarsi di un problema neurologico.
I problemi variano a seconda dell’area del cervello danneggiata.

Quali sono i sintomi dei problemi di memoria legati ad un disordine neurologico?

  • Amnesia retrograda. Questo sintomo si manifesta sotto forma di un’incapacità di ricordarsi fatti passati da lungo tempo, pur mantenendo intatti i ricordi recenti. Esempio: il soggetto non è in grado di ricordare il nome dell’animale domestico che aveva da bambino o l’indirizzo della sua prima casa, ma conosce la data odierna.
  • Amnesia anterograda. I fatti più recenti non permangono nella memoria, a differenza dei ricordi di vecchia data. Esempio: il soggetto non è in grado di ricordare il film appena visto. Ricorda tuttavia alla perfezione la propria data di nascita.
  • Amnesia lacunare. La perdita della memoria interessa uno specifico intervallo temporale. Esempio: il soggetto ha dimenticato un lasso di alcuni minuti, ore o giorni. Ricorda tuttavia periodi precedenti e i nuovi eventi vengono correttamente archiviati nella sua memoria.
  • Amnesia selettiva. Si manifesta con problemi di linguaggio e perdite di vocaboli. Esempio: il soggetto non ricorda il significato di una parola comune come “caffettiera”.
  • Tali fenomeni possono prodursi a fronte di un trauma fisico (incidente, coma) o di un trauma psicologico o ancora a seguito di una malattia (alcolismo cronico).

Quali sono i disturbi di memoria legati all’età?

  • L’ictus amnesico. Si tratta di un’improvvisa perdita della memoria che interessa luoghi e date. Questo tipo di disturbo si protrae alcune ore per poi scomparire altrettanto improvvisamente senza lasciare conseguenze. Esempio: il soggetto è disorientato e pone più volte la medesima domanda. Successivamente il disturbo scompare e il soggetto si riprende completamente.
  • La malattia di Alzheimer. Gradualmente, si produce un’amnesia progressiva ed i ricordi più recenti scompaiono, mentre i più datati sono di norma quelli meglio conservati. Il soggetto è vittima di uno stato d’ansia, se non addirittura di uno stato depressivo.

Questi disturbi della memoria hanno importanti conseguenze sulle attività quotidiane e sull’autonomia del soggetto che ne soffre.

Per limitare al minimo questi fenomeni, è bene dormire in modo corretto, ridurre il ricorso ai farmaci ed evitare stress e sovraccarico.
La dimenticanza può rivelarsi problematica qualora non si tratti più di un fenomeno cosciente o sia successiva ad un trauma. È bene quindi consultare immediatamente un medico.
Nel caso in cui uno dei vostri cari soffra di disturbi della memoria, contattate il suo medico curante affinché possa procedere ad un controllo nel corso di una visita. Sono spessi i parenti più prossimi quelli che meglio degli altri possono individuare i primi sintomi della malattia di Alzheimer.

Redazione a cura di “Malice & Co. (Francia)”. Traduzione e revisione a cura del Dott. Fabio Pilato.