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Le 10 chiavi di un sonno riparatore.
Si prenda cura del suo letto
Cambi la rete del letto e il materasso almeno ogni 10 anni.
Giri il materasso ogni tre mesi per evitare che si deformi.
Cambi le lenzuola regolarmente, faccia prendere loro aria tutte le mattine.
Faccia cambiare aria alla stanza
Arei la stanza.
La temperatura della stanza non dovrebbe superare i 18°C.
Umidifichi l’aria mettendo un piattino pieno d’acqua sul radiatore.
Crei silenzio nella stanza
Eviti di addormentarsi con la televisione accesa.
Se vive in un ambiente rumoroso ricorra ai tappi per le orecchie.
Faccia pasti leggeri
Si prepari una cena leggera per non disturbare il sonno con una digestione difficile.
Non beva troppa acqua per evitare risvegli improvvisi.
Eviti gli eccitanti
L’alcool, il fumo, il tè, il caffè sono i nemici di un sonno riparatore.
Sia regolare
Vada a dormire a orari regolari.
Stabilisca dei riti per conciliare il sonno (tisana, lettura…).
Spenga la luce ai primi segni di sonnolenza (sbadigli, occhi che si chiudono…).
Non si sforzi
Non resti a letto a rigirarsi se non riesce ad addormentarsi: legga o si alzi e aspetti il ciclo successivo.
Se si sveglia presto il mattino, si alzi e cominci la sua giornata.
Faccia sport
Un’attività sportiva regolare favorisce il sonno.
Cerchi per quanto possibile di fare sport prima delle 19:00.
Non abusi del riposino pomeridiano
Le piccole pause vanno benissimo, ma non oltre la mezz’ora, per evitare di ritardare il sonno notturno.
In caso di orari sfasati
Cerchi il più possibile di creare un’atmosfera notturna oscurando le fonti di luce, per ottenere un sonno riparatore.
Durante il riposo non combatta per ritrovare un ritmo “ordinario”.
Noti i miglioramenti ma anche le difficoltà, i risvegli notturni o le insonnie nelle prime ore del mattino, per parlarne in occasione della prossima visita.
Redazione a cura di “Malice & Co. (Francia)”. Traduzione e revisione a cura del Dott. Emilio Romanini.
Le apnee ostruttive che avvengono nel sonno sono caratterizzate da ripetuti episodi di pause respiratorie di durata variabile, da dieci a trenta secondi, (solo occasionalmente superiori al minuto) dovuti al collabimento, durante il sonno, di uno o più punti della faringe. Questa ostruzione meccanica riduce il passaggio dell’aria ed è alla base dell’apnea ostruttiva. Inoltre comporta un dispendio energetico da parte dei muscoli del torace e dell’addome, deputati all’inspirazione. In questa circostanza si crea una riduzione di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue che stimola dei recettori specifici, presenti nelle strutture del collo, che permettono l’interruzione dell’apnea con un evento denominato“arousal”, cioè risveglio. La presenza di apnee ostruttive nel sonno determina un corteo sintomatologico che prende il nome di Sindrome delle apnee ostruttive (OSA).
Le complicanze neurologiche nella Sindrome delle Apnee Ostruttive (OSA)
Servizio di Neurolgia e Neurofisiopatologia
Clincia San Pio X, Milano
Le apnee ostruttive che avvengono nel sonno sono caratterizzate da ripetuti episodi di pause respiratorie di durata variabile, da dieci a trenta secondi, (solo occasionalmente superiori al minuto) dovuti al collabimento, durante il sonno, di uno o più punti della faringe. Questa ostruzione meccanica riduce il passaggio dell’aria ed è alla base dell’apnea ostruttiva. Inoltre comporta un dispendio energetico da parte dei muscoli del torace e dell’addome, deputati all’inspirazione. In questa circostanza si crea una riduzione di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue che stimola dei recettori specifici, presenti nelle strutture del collo, che permettono l’interruzione dell’apnea con un evento denominato “arousal”, cioè risveglio. La presenza di apnee ostruttive nel sonno determina un corteo sintomatologico che prende il nome di Sindrome delle apnee ostruttive (OSA).
I pazienti con disturbi del sonno caratterizzati dalla presenza di OSA, presentano spesso dei sintomi neurologici, che, in alcuni casi, sono il primo campanello d’allarme che porta poi alla diagnosi dell’apnea.
A loro volta, i disturbi del sonno legati alla respirazione costituiscono un importante capitolo nella Classificazione dei Disturbi del sonno.
In ambito neurologico, la relazione tra OSA e sintomi neurologici è riassunta nella Tabella 1
Caratteristiche dell’OSA
Sintomi neurologici
Frammentazione del sonno
Cefalea
Sonnolenza diurna
Problemi relazionali
Ridotta percentuale di sonno profondo
Performance cognitive ridotte
Depressione
Tabella 1
OSA e Cefalea
L’associazione fra cefalea e disturbi del sonno è nota da lungo tempo anche se è difficile stabilire con esattezza la frequenza di questo fenomeno così come analizzare la complessa natura di tale rapporto.
La presenza di mal di testa al risveglio è rilevabile nel 74% circa dei pazienti con OSA, più frequentemente che nei pazienti con insonnia (40%). Tutti i tipi di mal di testa possono essere presenti in questi pazienti, ma in particolare l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo e la cefalea a grappolo.
Se invece si affronta il problema dal punto di vista del mal di testa come sintomo di esordio, generalmente i pazienti che si rivolgono al medico per una cefalea, non riferiscono spontaneamente eventuali disturbi del sonno, probabilmente perché la loro attenzione è focalizzata principalmente sul dolore e perché spesso non sono consapevoli del disturbo del sonno in se.
E’ possibile però, attraverso specifiche domande al paziente ed al suo eventuale compagno di letto, evidenziare sintomi significativi e indicativi della presenza di russamento e apnee.
Il russamento è il rumore prodotto dalla vibrazione del palato molle e dai tessuti orofaringei nella fase inspiratoria del respiro, a causa di un restringimento delle vie respiratorie superiori, ed è favorito dalla riduzione del tono muscolare che si verifica fisiologicamente in sonno. Il russamento spesso è associato con, o può evolvere verso, una sindrome da apnea ostruttiva nel sonno.
Infatti, il disturbo del sonno più frequente, subito dopo l’insonnia, in pazienti con cefalea è il russamento che viene riferito nel 40 % dei casi.
La cefalea associata a OSA viene generalmente descritta come di tipo gravativo, diffusa a tutto il capo, che insorge al risveglio e può rappresentarne la modalità d’esordio in un considerevole numero di casi.
Nei pazienti con cefalea a grappolo l’associazione con OSA è particolarmente frequente, e si ritiene che la riduzione di ossigeno nel sangue, che si verifica in corso di apnea, possa costituire un fattore scatenante per le crisi di cefalea nei periodi attivi.
Sonnolenza diurna
La sonnolenza diurna è presente in grado variabile in tutti i pazienti con OSA ed è causata dalla cattiva qualità del sonno ed in particolare dalla sua frammentazione, dovuta ai frequenti episodi di arausal, o risvegli, di cui il paziente può non essere consapevole.
Ancora una volta, quindi, la comparsa di una eccessiva sonnolenza diurna, con episodi di addormentamento (colpi di sonno) può essere il problema che porta il paziente dal medico.
La sonnolenza può essere di intensità variabile e viene generalmente valutata con questionari specifici, che indagano la comparsa di addormentamento durante l’esecuzione di diverse attività quotidiane, come leggere, guardare la televisione, andare in automobile come passeggero, oppure addirittura durante l’esecuzione di attività più dinamiche, come mangiare, parlare, lavorare o guidare l’automobile. E’ riportato da molti studi scientifici, infatti, che i pazienti con OSA sono responsabili di un numero significativamente maggiore di incidenti stradali rispetto alle persone che non presentano questo problema, anche per la presenza di un rallentamento dei riflessi e di un disturbo dell’attenzione, che può prescindere dalla sonnolenza diurna.
La sonnolenza diurna, inoltre, è un disturbo frequente nei cefalalgici (37,40%) la cui qualità di vita ne risulta ulteriormente compromessa.
Tanto in presenza di russamento abituale con sospetto di OSA quanto di sonnolenza diurna rilevata tramite il questionario specifico, è necessario, quindi, sottoporre i pazienti all’adeguato iter diagnostico e terapeutico per controllare il disturbo e prevenire il maggiore rischio di incidenti domestici, sul lavoro o stradali cui questo tipo di soggetti sono esposti.
Problemi relazionali
Circa la metà dei pazienti con OSA presenta, oltre al russamento, una irrequietezza motoria durante il sonno. Per questo motivo, spesso anche la qualità del sonno di chi dorme con il paziente viene compromessa, con conseguente sonnolenza diurna, difficoltà di concentrazione, astenia, depressione. In particolare, i pazienti che presentano sia un russamento che una OSA sono quelli che determinano una maggiore disabilità nel compagno di letto, anche rispetto a coloro che sono russatori senza apnee.
Performance cognitive ridotte
I pazienti affetti da OSA riferiscono una sintomatologia caratterizzata da un ridotto grado di vigilanza, facile affaticabilità, difficoltà alla concentrazione e labilità dell’ attenzione. Le persone affette da tale sintomatologia mostrano spesso anche un deficit cognitivo direttamente proporzionale alla gravità della malattia e una correlazione statisticamente significativa con l’età. In particolare, in tale sindrome i disturbi cognitivi più comuni sono in relazione alle performance dell’ attenzione, della vigilanza ed anche alle funzioni esecutive, mentre meno frequenti sono i disturbi della memoria, dell’ apprendimento e delle performance motorie. Questi disturbi non vanno comunque intesi come dato costante visto che alcuni pazienti affetti da OSA mostrano un’obiettività neuropsicologica negativa.
La natura dei deficit cognitivi associati alla OSA è ancora oggi molto discussa. Quale è il disturbo prevalente tra quello delle funzioni esecutive ed i disturbi dell’ attenzione? I disturbi cognitivi sono causati dalla riduzione dell’ ossigenazione encefalica notturna oppure dall’ eccessiva sonnolenza diurna? Alcuni autori attribuiscono i deficit cognitivi di attenzione e vigilanza all’ eccessiva sonnolenza diurna, mentre i deficit delle funzioni esecutive sarebbero più strettamente collegati ad eventi ipossici cerebrali. Il trattamento con CPAP, pur producendo un miglioramento obiettivo e soggettivo della sonnolenza diurna, non ha alcun effetto su deficit neurocognitivi esecutivi, il persistere dei disturbi delle funzioni esecutive anche dopo il miglioramento clinico dei disturbi riferibili all’ OSA va quindi attribuito ad un danno organico ischemico cerebrale.
Molti studi hanno cercato di localizzare le aree encefaliche coinvolte. In particolare sembrano essere danneggiate nei pazienti affetti da OSA le aree prefontali, che costituiscono un substrato anatomico importante nel mantenere attive le funzioni esecutive. Alla base di queste lesioni encefaliche potrebbe esserci un disturbo del metabolismo dell’ acetilcolina, determinato dalla combinazione di un difetto emodinamico cerebrale, della frammentazione del sonno e di una ipossia intermittente.
Tra le altre funzioni cognitive valutate nei pazienti ipersonnici, alcuni studiosi hanno talvolta sottolineato anche la difficoltà nell’ eseguire movimenti volontari (deficit delle performance prassiche) che sono da porre maggiormente in relazione, più che con le altre funzioni neuropsicologiche studiate, con l’ipossiemia cronica. In alcuni casi è riscontrabile anche una certa difficoltà nel reperire alcune parole (anomia), segno di compromessa fluenza verbale, così come sono evidenziabili, seppur sporadicamente, deficit di programmazione e pianificazione.
Va infine sottolineato che la labilità attentiva, il deficit cognitivo maggiormente frequente nei pazienti con apnee notturne, rende spesso la vita lavorativa di questi pazienti difficoltosa, fino a creare disagi non solo sociali, ma anche più propriamente psichiatrici.
Depressione
La depressione è il disturbo dell’ umore più frequentemente associato all’ OSA. Non è ancora stato chiarito se la depressione in questi casi sia una conseguenza primaria della malattia oppure se compaia in conseguenza dei sintomi dell’ OSA. Attualmente si preferisce pensare che questo disturbo dell’ umore sia secondario al disturbo medico e non costituisca una entità psichiatrica distinta. Tuttavia è molto importante sottolineare che se un paziente soffre di depressione, stanchezza cronica e disturbi del sonno bisogna escludere per prima cosa che una sindrome delle apnee notturne non sia alla base di questa sintomatologia.
Conclusioni
Da quanto descritto emerge come sia importante ricercare, ed eventualmente escludere, la presenza di un disturbo del sonno legato al respiro, in presenza di sintomi neurologici come la cefalea, la depressione e i deficit attentivi, soprattutto in pazienti che presentano gli altri fattori di rischio per OSA. Questo perchè spesso questi sintomi rispondono bene alla terapia dell’OSA ed in modo meno soddisfacente alle terapie sintomatiche con antidepressivi o andtidolorifici. Inoltre, nei pazienti noti e seguiti per OSA è importante ricercare le complicanze neurologiche descritte, in particolar modo la sonnolenza diurna, perchè spesso il paziente non le collega alla patologia di base e le sottostima.
La diagnosi dei disturbi del sonno non può prescindere da una valutazione strumentale condotta per l’intera durata della notte. Lo Studio Polisonnografico è l’esame diagnostico che consente di identificare con certezza l’esistenza e l’entità delle Apnee Notturne ed è in grado di rilevare le modificazioni neurofisiologiche e cardiovascolari caratteristiche di questa patologia.
Per Studio Polisonnografico, si intende un esame caratterizzato da diversi gradi di complessità, che possiamo così illustrare:
Consiste nella registrazione dei seguenti 4 parametri: rumore respiratorio o flusso aereo oro-nasale, frequenza cardiaca, ossimetria, posizione corporea. Questa metodica permette l’identificazione indiretta degli eventi respiratori attraverso l’ossimetria (eventi di desaturazione), ma non permette l’identificazione dei diversi tipi di alterazioni di respiro notturno né dei periodi di sonno (ad esempio la distinzione tra Sonno NREM e Sonno REM).
Ad uno stadio maggiore di complessità abbiamo la registrazione dei seguenti parametri: rumore respiratorio, flusso aereo oro-nasale, movimenti del torace e dell’addome, frequenza cardiaca, ossimetria, posizione corporea durante il Sonno. Questa metodica permette l’identificazione diretta degli eventi respiratori (quindi la loro precisa identificazione) ma non permette la valutazione dei periodi di sonno né la distinzione fra sonno NREM e Sonno REM.
3. Polisonnografia notturna con sistema portatile L’evoluzione tecnologica ha consentito di produrre sistemi di registrazione più articolati dei precedenti, ma sempre portatili; con questi apparecchi è possibile la registrazione dei seguenti parametri: elettroencefalogramma, elettrooculogramma, elettromiografia sottomentoniero, rumore respiratorio, flusso aereo oro-nasale, movimenti respiratori toracici ed addominali, elettrocardiogramma, ossimetria, posizione corporea, il movimento degli arti. E’ consentità così la stadiazione del Sonno, il riconoscimento degli elementi microstrutturali e la identificazione diretta degli eventi respiratori, ma non è prevista la sorveglianza del paziente e della qualità del tracciato per tutta la notte.
Una delle patologie più frequenti, ma tutt’ora spesso misconosciuta, è la Sindrome delle Apnee Ostruttive nel sonno (OSA).
L’OSA non è una malattia benigna, infatti si calcola che un altissimo numero di incidenti stradali coinvolga pazienti affetti da questa sindrome.
L’OSA è una malattia complessa caratterizzata dalla presenza di ripetuti episodi di ostruzione della via aerea a livello faringeo, che avvengono durante il sonno.
Le cause alla base di questo fenomeno possono essere molteplici e di diversa natura, ma le conseguenze sono costituite dal russamento abituale, dalla frammentazione del sonno, per continui risvegli, e dalla ridotta ossigenazione del sangue. Questa condizione porta, nel tempo, all’insorgenza di altre patologie, di natura cardiovascolare ed encefalovascolare.
I sintomi più frequenti, oltre al russamento (roncopatia), sono la sonnolenza diurna eccessiva, la cefalea, l’ipertensione, cambiamenti di personalità, disturbi della memoria e della concentrazione.
L’OSA è stata definita e descritta come sindrome nel 1965 ma solo nel 1991 è stato ideato il suo trattamento non invasivo, che prevede l’utilizzo di un apparecchio da utilizzare durante il sonno, che fornisce l’aria a pressione positiva (CPAP) alle vie aeree superiori, per forzarne l’ostruzione.
Oggi, inoltre, è stato ottenuto che la Sanità pubblica riconosca come malattia sociale ed invalidante l’OSA e che si faccia carico, laddove ne esistono i presupposti, della fornitura al paziente di un apparecchio per la CPAP.
La storia di questa patologia è una storia di collaborazione tra più specialisti: negli ultimi 40 anni, i neurofisiologi ed i pneumologi si sono impegnati nella ricerca delle cause e della terapia dell’OSA.
Questa patologia è un comune campo operativo per le due categorie di specialisti, a cui si sono aggiunti ben presto i cardiologi, gli otorini, i chirurghi maxillo-facciali, i dietologi e da ultimo i pediatri, allorché per il trattamento della sindrome sono disponibili diverse strategie terapeutiche.
La denominazione di “medicina del sonno”, infatti, vuole soprattutto sottolineare il carattere di interdisciplinarità di questa nuova branca che si occupa delle patologie legate al sonno, di cui l’OSA è un tipico e frequente esempio.
Russamento e Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno: cosa fare ?
In considerazione di quanto descritto, la Casa di Cura S.Pio X ha organizzato, ormai da diversi anni, un percorso interdisciplinare per la diagnosi e la cura della Sindrome delle Apnee Ostruttive nel sonno (OSA) sia nell’adulto che nel bambino.
E’ infatti operativo un team costituito da neurologi, pneumologi, otorinolaringoiatri, cardiologi e pediatri esperti nella gestione di questa patologia.
La diagnosi di OSA, inoltre, non può prescindere, oltre che dalla clinica che coinvolge numerosi branche specialistiche, dalla registrazione polisonnografica.
Il polisonnigrafo è uno strumento che permette la registrazione continua e simultanea di numerose variabili fisiologiche durante il sonno: EEG, elettrooculografia, elettromiografia ( i tre parametri di base per la valutazione degli stadi del sonno ), elettrocardiografia, flusso aereo respiratorio, movimenti respiratori, movimenti delle gambe ed altre variabili elettrofisiologiche.
Grazie alla comparsa negli ultimi dieci anni di strumenti di registrazione digitale, oltre alla poligrafia tradizionale effettuata in regime di ricovero, e’ possibile effettuare esami polisonnografici ambulatoriali.
Questo ha permesso di soddisfare le aumentate richieste di un numero sempre crescente di utenti e di effettuare ove necessario esami di screening diagnostico.
Nel 1972 è stata scoperta in una particolare area del cervello, detta dei nuclei soprachiasmatici, l’ esistenza di un centro detto orologio circadiano.
Gli esseri umani hanno al loro interno una sorta di orologio biologico che influenza alcuni processi fisiologici e che condiziona le ore di veglia e quelle di sonno.
Il funzionamento di questo orologio corrisponde al ciclo circadiano, il quale regola, attraverso l’azione di ormoni ed altri messaggeri chimici e nervosi, i processi organici che avvengono ogni giorno nel nostro corpo: la digestione, la minzione, l’evacuazione, la crescita e il ricambio cellulare sono alcuni esempi.
Il nostro orologio biologico determina anche l’alternanza dei periodi di sonno e di veglia con un intervallo piuttosto regolare e costante all’interno del ritmo circadiano, a meno che non intervengano alcuni fattori che dall’esterno possono condizionarne in parte il funzionamento.
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A cosa serve il sonno?
Il sonno occupa quasi un terzo della nostra vita ma il suo vero significato rimane ancora un mistero. Quello che si può dire con certezza è che esso non è solo un periodo di inattività della mente e del corpo. Il sonno è invece un fenomeno biologico complesso, caratterizzato da un abbassamento del livello di coscienza e dalla riduzione della funzionalità biologica ed è indispensabile alla sopravvivenza dell’organismo e all’equilibrio psichico dell’uomo e degli animali superiori. Durante il sonno attraversiamo degli stati di coscienza differenti che sono però indispensabili al mantenimento di una attività psichica. Mentre dormiamo vengono elaborati i dati della memoria, vengono organizzate le esperienze di vita passate e progettate le esperienze future.
Cosa sappiamo del sonno?
Nel corso di questo secolo sono stati effettuati notevoli progressi nel campo della medicina del sonno. Nel 1929 è stata introdotto nella pratica clinica l’ elettroencefalogramma (EEG), che risulterà essere un mezzo indispensabile allo studio del sonno, permettendo di registrare l’attività elettrica del cervello in modo semplice e non invasivo. Solo molto più tardi, nel 1953, registrando l’ EEG insieme ad altri paramenti come l’ Elettrocardiogramma, l’Elettromiografia (che studia l’attività dei muscoli) ed il pneumogramma (che rileva l’attività respiratoria), è stato possibile scoprire che il sonno è costituito da varie fasi. Esistono infatti fasi di sonno lento e di sonno chiamato sonno paradossale o REM (sonno a movimenti oculari rapidi). Nel sonno lento (che a sua volta è diviso in quatto fasi) si riducono le funzioni vitali e l’organismo recupera attivamente, mentre nel sonno REM sono concentrati i sogni e l’EEG è simile a quello della veglia. Durante la notte si susseguono cinque o sei cicli, ognuno costituito da una fase lenta e da una REM.
I disturbi del sonno
Quali sono i problemi che rendono il riposo non soddisfacente o addirittura insufficiente per l’organismo?
Si stima che circa un terzo della popolazione italiana soffra di disturbi legati al sonno.
Molte sono le cause alla base di una cattiva qualità di sonno: dalle condizioni ambientali non idonee ad una serie di patologie che influiscono direttamente o indirettamente sul sonno stesso. Ogni giorno l’elenco si arricchisce, grazie anche al fatto che la medicina del sonno sta gradualmente occupando l’interesse che merita, visto il crescere della consapevolezza nella società della sempre maggior importanza del sonno ed i suoi disturbi.
E’ sempre maggiore lo spazio dedicato al sonno dai mass-media e l’attenzione verso questo tema da parte dei medici stessi, il che è molto importante per lo sviluppo della scienza e dell’arte della medicina del sonno e di grande aiuto per chi soffre di disturbi del sonno, ovvero circa un terzo della popolazione.
Oggi, infatti, molto si conosce riguardo alla cosiddetta architettura del sonno e alle patologie che lo riguardano, siano esse di interesse neurologico che cardio-respiratorio.
Il principale problema è però costituito dal fatto che molti di coloro che sono affetti da qualsivoglia disturbo del sonno non ne sono consapevoli e non si sottopongono ad alcuna visita specialistica, e quindi non ricevono l’adeguato trattamento.
Le conseguenze di una mancata diagnosi di un disturbo del sonno assumono oggi un sempre maggiore impatto sociale: basti pensare ai costi in termine di vite umane, e di oneri finanziari a carico della collettività, dovuti ad incidenti stradali o sul lavoro causati dalla sonnolenza diurna.
Le principali patologie di interesse della medicina del sonno sono: le insonnie, i disturbi del movimento e comportamentali durante il sonno, le ipersonnie ed i disturbi della vigilanza, i disturbi respiratori durante il sonno.
Tutte queste condizioni, alterando la vigilanza del soggetto, lo mettono in condizioni di rischio quando sono necessari prontezza di riflessi ed attenzione come ad esempio alla guida dell’auto o nello svolgimento di attività pericolose o di precisione.
1. L’insonnia è la più comune di tutti i disturbi del sonno. Il problema principale è la difficoltà ad addormentarsi e / o mantenere il sonno. Esso può essere un sintomo di un altro disturbo o una condizione primaria. La depressione ed il dolore spesso peggiorano questa condizione.
2. Sindrome delle Gambe senza Riposo è una sensazione sgradevole nelle gambe che può essere alleviata solo spostandosi. I sintomi sono spesso descritti come dolore spasmi o una sensazione di prurito. Questo si verifica più spesso durante la notte, rendendo difficile per riposare o dormire.
3. La narcolessia è una condizione che causa sonnolenza improvvisa, “attacchi di sonno”. Altri sintomi associati con la narcolessia sono cataplessia, sogni vividi e paralisi del sonno.
4. Inadeguata Igiene del sonno è un disturbo del sonno causato da cattive abitudini durante il sonno, le malsane abitudini pre-sonno, i rituali e / o un ambiente poco idonei al riposo.
5. Sindrome di sonno insufficiente è un disturbo che si verifica quando un individuo persiste a non ottenere il sonno sufficiente senza la presenza di un altro disturbo del sonno.
6. I disturbi del sonno disturbi infantili sono comuni nei bambini di età tra i 2-18 anni e includono apnea ostruttiva del sonno, disturbi del movimento sonno-correlati, come i modelli di sonno alterati, il terrore del sonno e il sonnambulismo.