La terapia chirurgica nella Malattia di Parkinson risale agli anni ’20 ma il suo sviluppo, in particolare per controllare il tremore, iniziò negli anni ’40.
Dagli anni ‘90 si è assistito ad un rinnovato interesse, sia per l’evidenza che un numero sempre maggiore di pazienti con fase complicata di malattia non viene adeguatamente controllato dalla terapia medica, sia per il miglioramento della metodica della chirurgica stereotassica, che permette di intervenire in modo poco invasivo ed efficace.
Nel corso degli ultimi anni sono state sperimentate diverse strategie, molte delle quali ancora oggi utilizzate, ma sicuramente, attualmente, la stimolazione del Nucleo Subtalamico è quella considerata più sicura ed efficace per la Malattia di Parkinson.
Come funziona.
Lo scopo della terapia chirurgica è quello di riportare un equilibrio all’interno del circuito dei Nuclei della Base inibendo i neuroni del Nucleo Subtalamico mediante una stimolazione ad alta frequenza (Figura 6).

Questo avviene generando un campo elettromagnetico che genera impulsi ad una frequenza superiore ai 130 Hz. Il campo elettromagnetico viene generato da due elettrodi (uno per lato), che hanno le dimensioni di un filo di spago.
La stimolazione, cioè l’inibizione del nucleo, che si può attivare, regolare o, se necessario, anche spegnere, migliora alcuni sintomi della malattia e permette di ridurre o di gestire meglio la terapia farmacologica.
Non è possibile, comunque, ottenere, nemmeno con la stimolazione, una guarigione o significative modificazioni dell’evoluzione della malattia.
L’intervento di impianto degli elettrodi viene effettuato da una equipe specializzata in chirurgia stereotassica, che prevede la presenza in sala operatoria, oltre che del neurochirurgo, anche quella del neurologo specializzato in Disordini del Movimento e del neurofisiologo.

L’intervento dura dalle 5 alle 8 ore e avviene con il paziente sveglio. Questa circostanza, accettabile in quanto l’intervento non è doloroso, è resa necessaria dal fatto che durante l’intervento viene controllata la corretta collocazione degli elettrodi verificando al momento l’efficacia della stimolazione sulla rigidità muscolare e l’assenza di effetti collaterali. Una volta collocati a livello dei Nuclei Subtalamici, gli elettrodi vengono collegati ad una batteria, posta sotto la cute dell’area sottoclavicolare (Figura 7).
La garanzia del successo dell’intervento risiede quasi esclusivamente nella adeguata selezione del paziente candidabile a ricevere questo tipo di trattamento.
Quali pazienti possono beneficiare della terapia chirurgica ?
Il candidato ideale alla terapia chirurgica è il paziente con una Malattia di Parkinson idiopatica (escludendo quindi tutte le altre forme di parkinsonismo) in fase complicata, che non beneficia dello schema terapeutico ottimizzato o che non può assumere i farmaci indicati per i loro effetti collaterali.
Un altro fattore importante è l’età del paziente, che non deve superare i 65 anni, in quanto è stato osservato che un’età più avanzata può rendere difficoltoso il decorso post-operatorio e facilitare l’insorgenza degli effetti collaterali o delle complicanze dell’intervento. Vengono inoltre esclusi i pazienti con altre patologie gravi, neurologiche o no, che controindicano di norma le procedure chirurgiche non indispensabili.
L’adeguata selezione all’intervento prevede una serie di valutazioni radiologiche e cliniche che vengono effettuate dal neurologo esperto.
Sono indispensabili anche colloqui di approfondimento con il paziente ed i suoi famigliari per permettere loro di arrivare all’intervento con la motivazione necessaria e di affrontare sia l’intervento che le fasi che ne seguono con la preparazione adeguata, sia fisica che emotiva.
Questa procedura è indispensabile per garantire la massima efficacia dell’intervento che, quando adeguatamente preparato, permette un drammatico miglioramento dei sintomi motori della malattia e della qualità di vita del paziente.