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Parkinson: diagnosi

La diagnosi di Malattia di Parkinson idiopatica è essenzialmente e fondamentalmente clinica…

Come si fa la diagnosi di Malattia di Parkinson ?

La diagnosi di Malattia di Parkinson idiopatica è essenzialmente e fondamentalmente clinica.

Il neurologo, cioè, deve fare le domande giuste (anamnesi) per identificare l’esordio e l’andamento dei sintomi e rilevare l’assunzione di farmaci o sostanze potenzialmente tossiche o parkinsonizzanti, e visitare la persona (esame neurologico) per riscontrare la presenza di almeno 2 dei 3 sintomi cardine (tremore, rigidità e bradicinesia).

La diagnosi è confermata dal miglioramento dei sintomi in risposta alla terapia adeguata.

In caso di dubbio sulla diagnosi differenziale tra la forma idiopatica e gli altri parkinsonismi vengono eseguiti alcuni accertamenti, come la TAC o la RM dell’ encefalo, per escludere o evidenziare disturbi della circolazione o neoplasie.

Da pochi anni, inoltre, vengono impiegate per scopi clinici e di ricerca indagini funzionali come le scintigrafie DAT-SCAN con studio dei recettori dopaminergici, che consentono di localizzare e misurare i processi fisiologici e biochimici cerebrali.

In queste indagini, una piccola quantità di un composto biologico, marcata con un isotopo radioattivo, viene iniettata nel paziente e viene misurata poi la sua distribuzione ed il suo accumulo nel cervello (Figura 2).

Queste indagini sono molto costose e non sono ancora disponibili presso tutte le strutture sanitarie. Vengono, quindi, riservate a scopi di ricerca o a quei casi dubbi, che si presentano con una sintomatologia grave e complessa.

E’ importante la diagnosi corretta di Malattia di Parkinson ?

La presenza di un rallentamento motorio associato ad impaccio e rigidità muscolare, con o senza tremore, deve mettere sull’avviso, ma non è sufficiente per formulare la diagnosi di Malattia di Parkinson.

Il quadro descritto, infatti, indica la presenza di un parkinsonismo, condizione che può avere molteplici cause, di cui la Malattia di Parkinson è solo una, sebbene sia la più frequente.

Questi sintomi possono essere causati da disturbi della circolazione cerebrale (parkinsonismo vascolare) o da farmaci o sostanze tossiche (parkinsonismo tardivo o iatrogeno o tossico), infezioni (encefalite letargica), traumi (parkinsonismo dei pugili) oppure possono essere presenti in altre malattie, come certe forme di demenza o tumori neoplastici.

Esiste poi un sottogruppo di parkinsonismi per cui, come per la Malattia di Parkinson, non si riconosce una causa precisa, in cui sono coinvolte altre parti del sistema nervoso centrale ed autonomico, presentando un decorso ed una prognosi peggiore rispetto alla forma comune o idiopatica (Atrofia Multisistemica, Paralisi Sopranucleare Progressiva, Degenerazione Corticobasale, Atrofia Olivopontocerebellare).

In caso di presenza del tremore come sintomo prevalente, invece, la causa più frequente da prendere in considerazione è il Tremore Essenziale, una patologia ad andamento benigno, in cui l’unico sintomo è il tremore agli arti e/o al capo, con una fenomenologia differene rispetto al tremore tipico della Malattia di Parkinson.

E’ importante quindi che il paziente si rivolga, o sia indirizzato al neurologo, in particolare al neurologo esperto in Disturbi del Movimento, perché siano fatti gli accertamenti necessari alla diagnosi corretta.

Francesca Mancini, Servizio di Neurologia, Clinica San Pio X, Milano

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Di Luigi Giovanni Manfredi

Neurologo a Milano