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Parkinson

La malattia di Parkinson

È la malattia neurologica cronica più diffusa dopo quella di Alzheimer…

È la malattia neurologica cronica più diffusa dopo quella di Alzheimer. Riguarda 257 persone ogni 100.000, con circa 24 nuovi casi diagnosticati ogni anno ogni 100.000 abitanti. È presente in tutto il mondo ed in tutte le razze, più frequente nell’età adulta (70-80%) mentre è più rara prima dei 40 anni. In Italia viene diagnosticata ogni anno a circa 10 persone ogni 100.000 abitanti.

La MP fu descritta per la prima volta dal dottor Parkinson nel 1817 ma fu, alla fine del 1800, il dottor Charcot a completarne la descrizione, denominandola Malattia di Parkinson.

Caratterizzata da un esordio subdolo, la MP coinvolge prevalentemente un lato del corpo, dove compaiono impaccio nell’esecuzione dei movimenti fini, lieve rigidità muscolare e, in un terzo dei casi, tremore quando l’arto è a riposo. Il suo andamento è cronico. A tutt’oggi non è possibile portare a una guarigione e presenta un andamento progressivo: non è possibile arrestarla o rallentarla.

Il problema fondamentale riguarda il fatto che, mentre si conoscono i meccanismi con cui la malattia si esplica, non si conosce la causa.

Per questo motivo non si può trovare una terapia che sia eziologica, che porti alla guarigione rimuovendo la causa, ma “solo” trattamenti sintomatici. Si conosce molto bene il meccanismo con cui la malattia si sviluppa, cioè la ridotta produzione di dopamina da parte di un gruppo di neuroni cerebrali, i Nuclei della Base (Figura 1), che condiziona la comparsa della maggior parte dei sintomi (Figura 2). I nuclei della Base, infatti, regolano la motricità di tutta la muscolatura, determinando la velocità con cui si eseguono i movimenti volontari e involontari e la loro ritmicità. In parole semplici, i Nuclei della base sono il metronomo del cervello.

Nonostante questi aspetti negativi, la diagnosi di Malattia di Parkinson oggi non deve più spaventare. A quasi due secoli dalla sua “scoperta”, la neurologia moderna possiede un ampio bagaglio terapeutico, tale da permettere di personalizzare la terapia in relazione alle caratteristiche ed esigenze di ogni singolo paziente, sia all’esordio della malattia che durante le fasi più avanzate.

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Di Luigi Giovanni Manfredi

Neurologo a Milano